Come nasce un narciso: una storia di infelicità.


 

Foto di Leo Reynolds

Non ho la presunzione di esaurire l’argomento, piuttosto vasto, con questo articolo, ma piuttosto la volontà di far conoscere un particolare tipo di personalità, al quale spesso, piuttosto banalmente, si attribuiscono caratteristiche di “cattiveria” o “malvagità”. Il mio intento è quello, invece, di provare a comprendere i motivi profondi e la sofferenza che stanno dietro sia al modo di funzionare del narciso, gettando anche uno sguardo a coloro che vi entrano in relazione.

Difficile incappare, nel nostro lavoro di psicologi, in personalità di questo tipo, notoriamente poco predisposte a mettersi in discussione. Molto più spesso ci si trova, però, a rapportarsi con le compagne di vita di questi soggetti e dico compagne perche il narcisismo appare più diffuso tra gli uomini, ma sembra, comunque, meno raro di quanto si pensi tra le donne.

Le compagne dei narcisi sono spesso intelligenti, ma fragili sul piano affettivo, si dipingono come vere e proprie vittime di relazioni distruttive nelle quali rimangono invischiate, circuiti viziosi dai quali sembra impossibile uscire. Il “gioco relazionale” del narcisista, infatti, appare caratterizzato da una forte necessità di coinvolgimento affettivo, soprattutto iniziale che, in seguito, sembra tradursi in un allontanamento, una fuga che dà il via ad un’altalena relazionale che, se perpetrata nel tempo, sembra avere conseguenze devastanti.

Ma chi sono questi narcisisti? Solitamente, come sostiene la Telfner, nell’età adulta sono uomini vincenti, molto affascinanti, ben inseriti sul piano sociale, grazie alla continua ricerca/bisogno di sfidare e migliorare se stessi. Ma, allo stesso tempo, sono soggetti impegnati in una continua lotta interiore, nonché, apparentemente con il mondo intero. Sono spesso uomini, che cullano nelle loro fantasie il sogno di trovare una relazione simbiotica, che li riconduca all’esperienza primaria con la madre. In cerca di un rapporto attraverso il quale poter curare il vuoto che esperiscono dentro di sé, salvo poi temere con tutte le loro forze quella fusionalità che, in una relazione amorosa, necessariamente li dovrebbe far essere anche vulnerabili.

La vulnerabilità rispetto alla persona amata è, infatti, una prerogativa stessa dell’amore e implica una fiducia e una devozione che i narcisisti non sono capaci di ammettere a se stessi. Il motivo dell’altalena relazionale appare proprio questo: mi avvicino a te perché spero che tu riempia il mio vuoto, mi allontano da te perché mi rendi vulnerabile e minacci la mia già fragile identità.

Le ragioni di questo comportamento però non sono da attribuire, come spesso succede nel pensiero comune, alla volontà di essere cattivi, quanto piuttosto ad un difetto di empatia che affonda le sue radici nell’infanzia del narciso. Come sostiene Cancrini, sulla scia delle ricerche condotte da Lorna Smith Benjamin, l’esperienza vissuta dai bambini che si preparano a un possibile sviluppo di un Disturbo Narcisistico di Personalità si basa su tre elementi costitutivi:
– L’adorazione che uno o più adulti significativi dimostrano per una o più qualità del bambino, accompagnata però dalla quasi totale mancanza di comprensione per i suoi bisogni e desideri: come se la devozione fosse rivolta non al bambino in quanto tale, ma alla sua capacità di aderire alle aspettative dell’adulto.
– L’adorazione è accompagnata da un atteggiamento riverente, tale per cui, spesso gli adulti narcisi, si aspettano dagli altri un comportamento di questo tipo.
– La consapevolezza precisa che l’adorazione e l’atteggiamento riverente possono in qualsiasi momento sparire e lasciare il posto alla rabbia e al biasimo se il bambino non si comporta secondo le aspettative dell’adulto che lo adora.
L’ammirazione verso il bambino nella nostra società è sempre più comune, proprio perche i figli sono sempre più al centro di tutte le attenzioni. Ma nel caso del Disturbo Narcisistico vi è anche una carenza da parte dell’adulto nella capacità di accogliere con affetto, stando vicino al bambino nei momenti di difficoltà. Questa mancanza sembra essere la causa principale di quel difetto di empatia di cui il narcisista soffre da bambino e con cui farà soffrire gli altri da adulto.

Il difetto di empatia, sarà il fulcro sul quale, di conseguenza nell’età adulta si attiveranno la menzogna, l’incapacità a stare in una relazione monogama, il tradimento, le fughe e tutti quei comportamenti che appaiono disfunzionali all’interno di una relazione affettiva matura. Così come l’impegno a negare le proprie difficoltà, a contenere la rabbia e il senso di inadeguatezza saranno la causa di quella esperienza di aridità affettiva che spesso viene riportata da coloro che istaurano rapporti con i narcisi e che sembrano poi far proprie queste sensazioni, sentendosi in qualche modo “difettosi” o “sbagliati”. Va tenuto a mente, invece, che il malessere interiore di cui è affetto il narciso è impossibile da “curare” all’interno di una relazione amorosa e che, in parole povere, si radica su un’infelicità atavica, esperita nell’infanzia, che sfugge del tutto alla loro volontà e che, spesso, non permette loro di entrare in relazione con gli altri in modo sano, pieno e felice.

 

Dott.ssa Chiara Testi