Ragazze timide: quando Cenerentola non vuole andare al ballo


Foto di Unsplash  

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Spesso, per divertirsi, i marinai
catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
indolenti compagni di viaggio delle navi
in lieve corsa sugli abissi amari.

L’hanno appena posato sulla tolda
e già il re dell’azzurro, maldestro e vergognoso,
pietosamente accanto a sé strascina
come fossero remi le grandi ali bianche.

Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!

E comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco,
chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe delle nubi
che sta con l’uragano e ride degli arcieri;
esule in terra fra gli scherni, impediscono
che cammini le sue ali di gigante.

 

 

 

 

 

 

 

Sempre più frequentemente l’adolescenza assume i connotati di una sfacciata, quasi sfrontata sicurezza. Non perché sia vissuta realmente o intimamente così… in questa età di passaggio sapere chi siamo è un obiettivo più che un prerequisito (Vallario L. 2014). Ma, soprattutto nelle ragazze, la maschera della sicumera sembra essere il volto che assume questo processo, sembra diventare una nuova spina dorsale, vuota magari,  ma eretta e inscalfibile. E allora pullulano, a scuola come in strada, minigonne vertiginose, trucco pesante, atteggiamenti beffardi, talvolta violenti, la certezza dipinta, se non vissuta, di valere più del mondo stesso che abitano.

Accanto a queste ragazze, esiste però una frangia poco popolosa, certo, ma pur sempre presente di ragazze insicure, timide, chiuse. Tali ragazze, nell’epoca dell’apparire per poter essere, dei social network e nell’età della scoperta e modifica del corpo, racchiudono l’antitesi di questo modello dominante, in una parola sono invisibili!

Non è una novità, anche dieci, venti, trenta anni fa in ogni gruppo c’era il leader come lo sfigato, il brutto, l’intelligente, la bella e il buffone. Ma oggi, più di prima, ogni caratteristica sembra portata agli estremi, e, il ruolo che si finisce per incarnare, nel virtuale come nella realtà, è l’unico pezzo di noi che esiste per gli altri, quasi fosse un avatar che brilla di luce propria. E allora, queste ragazze, introverse e bloccate, finiscono per diventare carta da tappezzeria, buone solo per prestare 5 centesimi per la macchinetta del caffè o il carica batteria per il cellulare. Nel gioco relazionale si trovano alla periferia dei sistemi che abitano. Poco interessanti per i ragazzi, spesso infagottate in atteggiamenti, oltre che non di rado, in vestiti demodé e goffi. Per le coetanee non sono né ancelle della regina più bella del reame, né pietre di paragone con cui confrontarsi; niente interessi in comune, niente bisogni manifesti, niente di niente, solo comparse quando non addirittura carta da tappezzeria.

Eppure se ci avviciniamo con cautela, rispetto e curiosità, se siamo sufficientemente bravi da non far alzare la barricata di difese e il muro di silenzio, si scopre mari in tempesta, si svela la tristezza, la delusione, la rabbia ma anche colori e contenuti meravigliosi e meravigliosamente profondi, seppur acerbi. Queste adolescenti sembrano uno scrigno chiuso in cui le pietre grezze, per quanto preziose, rimangono ben nascoste e in superficie affiorano solo colori sbiaditi. Sembra proprio questo l’obiettivo: nascondere, celare.. che cosa? Le risposte possono essere le più disparate: il senso di inadeguatezza, problemi familiari o personali, sensi di colpa, colpe reali, colpe altrui, o semplicemente differenze vissute in un’epoca e in una fase di vita in cui omologarsi permette di riconoscersi e riconoscersi permette di capire chi siamo. Differenze che diventano incolmabili e dolorosissime.

Le dinamiche personali in una visione sistemica non sono mai semplici (Malagoli Togliatti M. Lavadera A. L. 2009) e queste ragazze che sembrano vittime di questo meccanismo, incapaci di reagire, sono spesso, spietate, seppur inconsapevoli, carnefici di se stesse. Tentare di convincerle a cambiare, ad aprirsi almeno un po’, è molto spesso vano. La loro paura è troppo grande, il bisogno di celare, nascondersi è ingombrante, il blocco relazionale ed emotivo insuperabile. Che fare? Talvolta intraprendere sport, viaggi, o semplicemente una passione, un ambito in cui cimentarsi e fare proprio,  permettono loro di mettersi alla prova, di cambiare contesto, di esperire i reali limiti e le non viste potenzialità e questo sembra sufficiente nel fare una breccia, nel trovare una chiave a questi scrigni. Se anche questo non basta, però, importante è rivolgersi ad un professionista che possa, assieme a loro, trovare il modo di superare il blocco, la paura anticipatoria, che le aiuti a chiedersi chi sono e a trovare risposte soddisfacenti, seppur transitorie. In questa fase di mutazione, l’adolescenza, quelle che sono risposte sporadiche e stili di personalità, si possono cronicizzare e diventare, da adulti, veri e propri disturbi (Cancrini L. 2012). L’evitamento e la passività di queste adolescenti si possono tradurre, da grandi, in un disturbo evitante o passivo-aggressivo di personalità (Benjamin, L. S. 1999)con episodi di tristezza o depressione e, più in generale, in una qualità di vita meno soddisfacente rispetto alle effettive potenzialità. Fondamentale quindi è agire in modo tempestivo ed efficace, per permettere a queste perle grezze, a questi cormorani di librarsi in cielo sereni e più consapevoli del loro autentico valore (Canevaro A, 2009).

 

Dott.ssa Sara Pellegrini

 

 

Bibliografia:

  1. Vallario L. I Croods: quando l’adolescenza e gli adolescenti sono terapeutici. Ecologia della mente, 2014; 37: 60-70.
  2. Malagoli Togliatti M. Lavadera A. L. Dinamiche relazionali e ciclo di vita. Bologna: Il Molino, 2009.
  3. Cancrini, L. La cura delle infanzie infelici. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2012
  4. Benjamin, L. S. Diagnosi interpersonale e trattamento dei disturbi di personalità. Roma: Las, 1999.
  5. Canevaro A. Quando volano i cormorani. Terapia individuale sistemica con il coinvolgimento dei familiari significativi. Roma: edizioni Borla, 2009.

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