Bullismo e Cyber-bullismo: intrappolati nella rete.


Il cyber-bullismo si distingue dal bullismo, per così dire, tradizionale per delle caratteristiche specifiche che si possono esprimere solo attraverso la rete. In primo luogo, l’anonimato che crea una disparità di potere tra bullo e vittima facilitando la disinibizione, permettendo di sottrarsi alla legge e alle restrizioni previste dalla tutela dei diritti delle persone e riducendo la capacità riflessiva sui propri valori comportamentali.

Foto di Kalhh

L’assenza di relazioni faccia a faccia, inoltre, sfavorisce, la percezione delle reazioni della vittima dando luogo al fenomeno della “depersonalizzazione”, il quale a sua volta, incrementa il “disimpegno morale” [1] e riduce/annulla la capacità empatica nelle relazioni. L’assenza di limiti di spazio e di tempo, poi, fa sì che il cyber-bullismo potenzialmente si possa consumare ovunque e in ogni istante. Questo rende difficoltoso individuare luoghi e tempi in cui tali dinamiche relazionali avvengono, con la conseguenza che il fenomeno appare meno riconoscibile e di più difficile gestione. Nel cyber-bullismo non è necessaria la ripetitività, presente invece nel bullismo tradizionale. Un solo episodio, infatti, può essere divulgato a migliaia di astanti (spettatori) nel tempo di “un click”. Ad esempio la pubblicazione di un video su YouTube, può arrecare un potenziale danno alla vittima anche senza la sua ripetizione nel tempo; il video è sempre disponibile, può essere visto da migliaia di persone in tempi diversi. Lo stesso contenuto offensivo divulgato da un bullo può essere diffuso a cascata tra i riceventi, eventualmente anche non implicati nella relazione bullo-vittima. Non è quindi necessario che l’atto offensivo venga ripetuto dallo stesso aggressore nel tempo, una vasta platea di spettatori potrà comunque amplificare l’effetto dell’aggressione, con risultati devastanti per la vittima. Infine, lo squilibrio di potere. Se, infatti, nel bullismo tradizionale l’asimmetria di potere è data dallo squilibrio nella forza fisica tra bullo e vittima o da una supremazia numerica o psicologica nei confronti della vittima, nel bullismo elettronico anche una sola persona, nel chiuso della propria stanza e senza particolari doti fisiche, può compiere atti di bullismo su un numero illimitato di vittime con poche e semplici operazioni telematiche. Forse, come suggeriscono Raskauskas e Stoltz [2], la reale disparità di potere tra la vittima e il cyber-bullo deriva dall’anonimato dietro cui si cela l’aggressore e quindi dall’impotenza della vittima e dall’impossibilità di fermare le aggressioni.

Nel bullismo elettronico la responsabilità può essere estesa e condivisa anche da chi “semplicemente” visiona un video e decide di inoltrarlo ad altri, ride o rimane indifferente. In questo senso il ruolo del gruppo assume nel bullismo elettronico un’importanza ancora più evidente e delicata. L’astante o spettatore che frequenta i siti e fruisce delle immagini, diventa uno “strumento” fondamentale per lo scopo del cyber-bullo e assume un ruolo di responsabilità attiva nei confronti delle vittime anche se, paradossalmente, non le conosce affatto.

Dati questi presupposti, risulta chiaro come un’educazione consapevole all’uso della rete sia necessaria, sia da parte delle famiglie, sia da parte delle istituzioni scolastiche. In qualità di genitori sarà dunque utile accostare un «quality time», ovvero un tempo di presenza proficua e attenta fuori dalla rete, al «quantity time», ovvero un tempo di relazione che è la somma del tempo fisico speso con i figli e del tempo di connessione. Dato che le tecnologie abbattono le barriere di spazio e di tempo è possibile, grazie a queste, essere più vicini ai nostri figli anche quando non possiamo esserlo realmente. Questo, chiaramente, non deve indurci nell’errore di utilizzare in maniera smisurata e non organizzata cellulari e computer, sostituendoli alla conversazioni in famiglia o alle “relazioni offline”. Le istituzioni educative, inoltre, dovranno cercare di sviluppare nei ragazzi una consapevolezza sul fenomeno del bullismo e del cyber-bullismo, potenziando le abilità sociali, con particolare attenzione alla consapevolezza emotiva e all’empatia (alfabetizzazione emozionale). Si renderà necessario promuovere il supporto tra pari anche attraverso percorsi mirati alla consapevolezza dei messaggi verbali e soprattutto non-verbali, che si trasmettono agli altri nella comunicazione quotidiana.

Nonostante siamo coscienti delle enormi potenzialità dei mezzi tecnologici, anche e soprattutto per sentirci vicini agli altri, resta necessario e occorre recuperare la fascinazione della narrazione non virtuale di sé, del proprio gruppo e del mondo, come modalità propria per la costruzione dell’identità. Non possiamo dimenticare che la cultura e le emozioni si trasmettono grazie al linguaggio, alla presenza di fronte e accanto all’altro al quale diamo importanza.

Rimane assoluta ed irrinunciabile la necessità di accogliere l’altro nell’ambito di relazioni interpersonali sane e risananti, che mirino a riscoprire la potenzialità terapeutica della relazione umana offline, sebbene la virtualità dia il suo significativo contributo a non sentirci soli dobbiamo imparare a stare in relazione, non solo in rete!

 

Dott.ssa Chiara Testi

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

[1] King, L. (2006, August 15). No hiding from online bullies. Retrived from http://www.news-leader.com

[2] Bandura, A., Barbaranelli, C., Caprara, G. V., & Pastorelli, C. (1996). Mechanisms of Moral Disengagement in the Exercise of Moral Agency. Journal of Personality and Social Psychology, 71, 364-374.

[3] Raskauskas, J., & Stoltz, A.D. (2007). Involvement in traditional and electronic bullying among adolescents. Developmental Psychology, 43, 564–575.