L’essere genitori… si impara!


Foto di Christopher Michel

Il diventare genitori, non coincide con l’evento della nascita del figlio, ma si connette ad un lungo processo di elaborazione delle proprie relazioni affettive, che determina, necessariamente, un’alterazione dell’equilibrio della coppia. Ecco perché, i genitori “non nascono imparati”, bensì imparano, negoziando giorno dopo giorno

 

Nel migliore dei casi, questa lenta e progressiva ricerca di nuovi equilibri, porta ad una buona relazione tra il bambino e i genitori. In altri casi, invece, si possono riscontrare delle difficoltà lungo il cammino, espressione di alcune dinamiche relazionali non ottimali, in grado di provocare quantomeno un po’ di malessere in tutto il sistema familiare.

E’ assolutamente naturale che possano comparire ansie e difficoltà, soprattutto con la nascita del primo figlio, tali da non permettere di assolvere adeguatamente al ruolo genitoriale.

I cambiamenti più evidenti, ma non affatto banali da affrontare, sono relativi all’aumentata fatica si in termini fisici, che mentali che economici. Si deve necessariamente riorganizzare la propria vita personale e sociale in funzione degli orari e delle esigenze del bambino, e ciò porta a ridefinire anche l’impegno lavorativo, i rapporti amicali e la gestione del tempo libero.

Diventa prerequisito importante, al fine di poter gestire tutti questi cambiamenti in maniera più salubre all’interno della coppia, che i due partner abbiano una buona relazione fondata sull’intimità e sull’empatia, nonché abbiano raggiunto un buono svincolo dalle rispettive famiglie d’origine. L’unione tra i due neo genitori deve essere solida e ridefinita, in modo da poter contare sulle famiglie d’origine e sul contesto in generale, come valide risorse, ma non come uniche fonti di aiuto.

Tutto questo non può avvenire senza che si creino delle tensioni che possono sfociare in veri e propri conflitti tra i partner, ma il modo in cui tali situazione vengono gestite e superate, riesce ad essere molto predittivo rispetto al modo in cui i due saranno in grado di assumersi le responsabilità genitoriali.

Il sistema genitoriale che si viene a sviluppare, non può e non deve sostituirsi a quello coniugale preesistente. La difficoltà sta proprio nel garantire la coesistenza delle due dimensioni, e questo è possibile solo se i confini e i ruoli tipici e propri di ognuna di esse, vengono mantenuti netti e chiari.

Questo permette al figlio di crescere in un ambiente positivo e di avere nella coppia dei genitori un valido modello. Quando ciò non accade, è molto probabile che il figlio possa risentire ed essere coinvolto nei conflitti interni della coppia.

Le modalità con cui i genitori possono svolgere le loro funzioni educative, affettive, regolatrici, protettive ed empatiche, ossia gli stili genitoriali, possono essere vari. Di seguito verranno descritti i tre principali modelli presenti in letteratura.

 

  1. Stile autoritario
    Questi genitori sono severi, rigidi e hanno la tendenza ad imporre molte regole. Possono ridicolizzare, biasimare, usare sarcasmo, minacciare i propri figli, con l’obiettivo di ottenere la messa in atto del comportamento desiderato. Spesso i bambini non possono chiedere spiegazioni né esprimere opinioni personali, visto che i loro genitori si aspettano solo che obbediscano alle loro regole, finendo inevitabilmente con il non riuscire a ragionare autonomamente e a prendere decisioni. La paura del genitore è frequente e porta il bambino, talvolta, a nascondere alcuni comportamenti, a causa del timore di essere rimproverato. Mano a mano che cresce, il figlio potrà diventare un adolescente che si sottomette o che si ribella, attivamente o passivamente.
  2. Stile permissivo
    Le regole proposte da questi genitori sono scarse e non limitative. Spesso hanno la tendenza ad adeguarsi alle richieste dei figli, sottomettendosi alle loro volontà e generando caos. I figli, non essendo contenuti in maniera congrua ed adeguata, fanno ciò che vogliono, crescendo con una scarsa empatia e senza poter sviluppare un sano ed utile senso del limite. Tra le loro caratteristiche, soprattutto in età adolescenziale, spiccano noia ed atteggiamenti egocentrici.
  3. Stile democratico
    I genitori che adottano tale stile, accettano e rispettano l’unicità del bambino, riuscendo a dare bilanciare l’aspetto normativo, delle regole, con un buon grado di libertà, necessaria ai fini dell’autonomia dei figli. Le regole sono poche ma chiare e vengono spiegate ai figli le eventuali, ma ragionevoli, conseguenze nel caso in cui vengano infrante. Le opinioni dei figli vengono ascoltate ed accettate, riuscendo a trasmettere l’idea che siano importanti. I bambini così cresciuti, possono permettersi di sbagliare e sono in grado di cercare un rimedio, potendo diventare indipendenti e responsabili.

Insomma, sulla carta, tutto sembra semplice, ma non lo è affatto!

 

Dott.ssa Federica Giusti