Fame nervosa: Istruzioni per l’uso


Foto di Mattia Luigi Nappi

E’ incredibile come 9 volte su 10 le persone mangiano, non perché sono realmente affamate, ma perché una forte emozione le ha spinte verso il frigorifero.
Che tipo di problemi e di emozioni portano queste persone a mangiare troppo o a scegliere cibi dolci ricchi di grassi e di calorie?
La risposta è una gratificazione immediata ma purtroppo di breve durata, perche’ lo stato emotivo negativo non sparisce nel nulla e neanche il problema da risolvere.

La fame nervosa può colpire chi è sovrappeso ma anche chi non lo è, dalla primissima infanzia fino all’età più avanzata. In gergo eating emozionale, viene definita così dagli studiosi poiché identificata come la situazione vissuta da quei soggetti che mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo e usano il cibo per far fronte alle emozioni che ogni giorno incontrano.
La fame nervosa si può presentare a tutte le ore del giorno e della notte sotto forma di abbuffate (intese come mangiare una quantità di cibo eccessiva, spesso in poco tempo e di nascosto) oppure sotto forma di “spilluzzicare” continuo durante la giornata o quando non si riesce a dormire.

Nella formazione di un eating emozionale, sussistono anche fattori biologici, psicologici e culturali, la cui combinazione genera diverse tipologie di “affamati nervosi”: i mangiatori tristi, quelli ansiosi, quelli annoiati, quelli soli e quelli arrabbiati. In tutti questi casi, è importante sottolineare che non occorre avere problemi gravi per soffrire di fame nervosa: purtroppo, o per fortuna, anche le semplici contrarietà della vita quotidiana possono fungere da fattore scatenante.

Il primo passo per superare la fame nervosa o emotiva è ammettere di avere il problema. Successivamente è necessario rivolgersi a specialisti con l’obiettivo di imparare delle tecniche per gestire le proprie emozioni non passando attraverso il cibo.

È molto utile capire quali sono i nostri bisogni profondi e perchè pensiamo e sentiamo che l’unica maniera di soddisfarli è il cibo. A volte può essere  rabbia, una delusione, poca stima di se’, un forte senso di solitudine, un periodo troppo pesante dovuto a una separazione, un lutto, il lavoro che non soddisfa, un rapporto affettivo che crea più tensioni che gioia, la sensazione di non farcela, di non essere all’altezza, di non piacere e non piacersi.

Sono molte le persone con problemi di peso che vorrebbero cambiare, ma spesso incontrano diversi ostacoli come ad esempio quello di non riuscire a dimagrire.

Le ricerche indicano che il recupero del peso non è determinato da un singolo fattore ma dalla combinazione di più fattori  e  uno dei principali motivi di fallimento dei trattamenti, come ad esempio le diete, è che spesso sono iniziati in momenti sbagliati della nostra vita o con motivazioni inadeguate.

Chi soffre di fame nervosa è importante che si rivolga a più professionisti (medici e psicologi) in grado di valutare la situazione complessiva e agire secondo le necessità individuali. Spesso infatti se si soffre di “abbuffate” o si è inclini a “spilluzzicare” durante il giorno o la notte, una dieta restrittiva che non tenga conto delle esigenze emotive della persona, può solo peggiorare la situazione e favorire il perpetuarsi di un circolo vizioso di dieta- abbuffate-sensi di colpa-depressione- aumento di peso e di nuovo dieta ecc.

Guarire si può, scegliendo di volersi bene e rivolgendosi a professionisti ben formati ed esperti.

 

Dott.ssa Valentina Aletti