Disturbi d’ansia


ansia

La parola ansia deriva dal latino angere che significa “stringere”. L’etimologia della parola fa comprendere il disagio vissuto da chi soffre di disturbi d’ansia poiché rende bene l’idea della costrizione, dell’imbarazzo e dell’incertezza sul futuro sperimentati. L’ansia è una condizione di allerta e paura nei confronti di un oggetto, una persona, una situazione o uno stato interno che causa reazioni sproporzionate rispetto alla situazione reale e che non si attiva, almeno apparentemente, davanti ad un reale pericolo. Sintomi tipici sono:

  • il nervosismo
  • l’apprensione
  • l’insonnia
  • l’apnea
  • la facilità al pianto
  • le palpitazioni
  • la debolezza
  • i crampi allo stomaco.

ATTACCO DI PANICO si concretizza in un periodo preciso di paura o disagio che raggiunge il picco in un tempo di dieci minuti durante il quale si manifestano alcuni dei seguenti sintomi:

  • palpitazioni
  • tachicardia
  • sudorazione
  • tremori
  • senso di soffocamento
  • dolori al petto
  • nausea o disturbi addominali
  • sensazione di svenimento
  • sensazione di irrealtà e depersonalizzazione
  • paura di impazzire o di morire
  • sensazioni di torpore o formicolio a parti del corpo
  • brividi o vampate di calore

FOBIA ovvero una paura intensa, sproporzionata e specifica che causa un’acuta reazione d’angoscia e la conseguente fuga dalla situazione ansiogena. La paura è sproporzionata rispetto all’oggetto fobico e la persona solitamente riesce a riconoscerlo ma non può fare a meno di provarle e di cercare di evitare l’oggetto, l’evento o la situazione che la causa.

FOBIE SPECIFICHE ossia quelle che si manifestano in una situazione o in presenza di un ben preciso fenomeno, animale o oggetto e che riescono a generare uno stato di ansia e un’istintiva reazione di fuga, assolutamente irragionevoli e spropositati.
Alcune fobie specifiche sono più frequenti nell’infanzia e tendono a scomparire spontaneamente durante la crescita (paura degli animali, del buio..) mentre altre fobie tendono a insorgere in epoche della vita come l’adolescenza o addirittura in età adulta (dell’altezza, dei temporali..).

FOBIA SOCIALE :è caratterizzata da una preoccupazione e ansia per la situazione che si sta per affrontare, tale da suscitare desideri di fuga e da indurre a cercare scuse e stratagemmi per non trovarsi nuovamente nella stessa situazione, si è di fronte a una vera e propria patologia nota come “fobia sociale”. non si risolve quasi mai spontaneamente, ma tende a mantenersi in modo cronico, peggiorando via via nel corso della vita.

I principali sintomi emotivi della fobia sociale comprendono:

  1. intensa paura di interagire con persone estranee
  2. nervosismo e apprensione verso situazioni in cui si può essere giudicati
  3. senso di colpa per il proprio imbarazzo/timidezza
  4. timore che gli altri si accorgano della propria paura
  5. impossibilità di controllare il terrore e l’ansia provata in contesti sociali
  6. evitamento delle situazioni che causano disagio
  7. interferenza della ansia provata con le attività quotidiane
  8. difficoltà a parlare in pubblico o con estranei
  9. difficoltà a guardare negli occhi gli interlocutori

DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO è un disturbo d’ansia caratterizzato da pensieri ricorrenti (ossessivi) associati a timori e forti preoccupazioni che inducono chi ne soffre a ripetere in modo incessante e incontrollato specifiche azioni o processi (rituali compulsivi) nel tentativo di placare l’ansia e tutelarsi da possibili eventi disastrosi, in realtà altamente improbabili e del tutto irragionevoli.

I principali sintomi che devono indurre a consultare uno specialista sono:

  • terrore di contaminarsi toccando oggetti e persone (es. stringere la mano)
  • paura di non ricordarsi di chiudere la porta, spegnere il gas, ecc.
  • convinzione di aver ferito qualcuno in un incidente stradale
  • intenso stress di fronte a oggetti non perfettamente allineati
  • estrema paura di far del male al proprio figlio o a una persona cara
  • evitamento delle situazioni che mettono a disagio (es. stringere la mano)
  • desiderio di urlare parole oscene in luoghi pubblici
  • continui pensieri legati al sesso e visualizzazione di immagini pornografiche
  • dermatiti derivanti dai lavaggi eccessivi
  • ferite cutanee associate a sfregamento, graffi e pizzicotti continui
  • perdita o deterioramento dei capelli a causa dell’attorcigliamento ossessivo

La consultazione di uno specialista è consigliata anche se si verificano le seguenti condizioni:

  • ripetizione continua di un determinato gesto
  • tendenza a contare qualunque cosa
  • bisogno costante di allineare e disporre simmetricamente gli oggetti
  • verifica di aver effettivamente eseguito una certa azione un numero di volte
  • francamente irragionevole
  • continua richiesta di rassicurazione rispetto alla correttezza delle proprie azioni
  • impossibilità di evitare la ripetizione di specifici comportamenti

DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS è un disturbo psicologico transitorio che può insorgere in soggetti di qualunque età che abbiano vissuto o che abbiano assistito a un evento traumatico che ha implicato un rischio per l’integrità fisica o per la vita, propria o di altre persone.

I sintomi del disturbo post-traumatico da stress possono manifestarsi dopo periodi di tempo variabili dal momento del trauma, e possono essere molto diversi da persona a persona. In ogni caso, il sintomo “cardine” per la diagnosi di disturbo post-traumatico da stress è la “rivisitazione del trauma”, che consiste in un insieme di ricordi e sensazioni così intensi e realistici da dare all’individuo la sensazione di rivivere il momento “catastrofico”. La sua manifestazione più estrema e coinvolgente è il flash back. Altre manifestazioni tipiche del disturbo post-traumatico da stress sono:

  • appiattimento affettivo
  • incubi ricorrenti
  • uno stato di allerta costante
  • l’evitamento degli stimoli che possono ricordare il trauma.

Per poter affermare che è presente un disturbo post-traumatico da stress questi sintomi devono persistere costantemente per più di un mese e interferire con la qualità di vita oppure compromettere seriamente il funzionamento sociale, lavorativo o relazionale dell’individuo e non devono corrispondere alla normale fase di adattamento fisiologico che ognuno sperimenta dopo uno shock, bensì, devono essere espressione di un disagio molto intenso e protratto, che deve essere affrontato in modo specifico.

ACCUMULO COMPULSIVO si presenta quando diventa impossibile liberarsi e buttare via oggetti, anche quelli privi di valore, ed è presente la tendenza, contraria, di tenere tutti i beni, acquistati o raccolti, riempiendo i propri spazi vitali, dalla casa, all’auto, all’ufficio. Col trascorrere del tempo e, quindi, con l’aumentare degli oggetti, tali spazi non sono più utilizzabili, rendendo difficile, se non impossibile, lo svolgersi in loco delle attività quotidiane. Questo meccanismo è in grado di produrre conseguenze non solo sul singolo, ma su tutto il sistema di cui esso fa parte, sia in termini finanziari, che rispetto agli aspetti sociali e lavorativi.

BURN OUT si riferisce ad una specifica situazione lavorativa in grado di condurre verso una diminuzione delle capacità professionali, nonché, verso un forte disagio psicofisico. Interessa maggiormente quelle categorie professionali che hanno a che fare, a vario titolo, con la relazione d’aiuto, ossia: infermieri, psicologi, assistenti sociali, medici, insegnanti, forze dell’ordine, giudici…

I sintomi più frequenti nelle situazioni di Burn-out sono:

  • fatica a recarsi al lavoro la mattina, apatia, irritabilità e ansia, sensi di colpa, sensazione di fallimento
  • perdita di sentimenti positivi verso l’utenza e la professione, con un distacco emotivo che può condurre alla perdita di empatia e, in alcuni casi, al rifiuto degli utenti o dei colleghi
  • perdita dell’autostima
  • perdita di controllo e sensazione di essere “invasi” dal lavoro.

 

STRESS LAVORO CORRELATO è lo stress percepito sul posto di lavoro che si può riferire ad una vasta gamma di problemi e situazioni di disagio legate proprio alla professione. Possono essere fonte di potenziale stress le caratteristiche insite nel lavoro stesso, il ruolo del singolo all’interno dell’organizzazione, i rapporti con i colleghi con il personale, le pressioni esercitate dalle aspettative e dalle possibilità di carriera.